Nel 2008, quando sono nati, sembravano essere destinati al ruolo di pura meteora, una moda passeggera che non sarebbe durata a lungo. Eppure, in pochi anni i bitcoin hanno sbaragliato ogni previsione, moltiplicando incredibilmente il loro valore ed estendendosi a tal punto da superare gli 16mila dollari americani. E che dire poi delle ICO? Grazie all’idea delle microtransazioni e degli smart contract il mercato dei capitali non è mai stato così rampante. Eppure, sono ancora in molti a nutrire grossi dubbi al riguardo.

Bitcoin: il perché della fama negativa

Che sia perché tutta questa tecnologia forse un po’ spaventa, che sia perché i bitcoin vengono ritenuti inutili poiché almeno per ora non sono ancora in grado di sostituire i soldi veri nella gran parte delle transazioni, la grande maggioranza degli utenti comuni si guarda bene dall’usarli, e quando proprio vi è costretto, come nel caso delle aziende, che oramai sono sempre più versate nel digitale, lo fa malvolentieri.

Un motivo in più per questa avversione verso questa moneta virtuale comunque sono anche le notizie sempre negative che si sentono. In effetti, chiedendo a uno qualunque cosa pensa dei bitcoin, probabilmente dirà che sono metodi fraudolenti usati per fini illeciti. Ma tutto questo è vero?

Non proprio. Esistono infatti molti falsi miti e colpe ingiuste che vengono attribuite ai bitcoin, il che non fa che instillare quelle che gli americani chiamano FUD, ovvero Fear (paura), Uncertainty (incertezza) e Doubts (dubbi), convincendo la generalità del pubblico che il solo scopo dei bitcoin sia criminale.

Bitcoin: il ruolo della bad press

Complici più o meno volontari di questi falsi miti e mezze verità sono comunque anche i giornalisti, i quali, imperterriti, vanno alla ricerca di tutto il negativo che possono scovare, spesso senza fermarsi a verificare se la notizia sia vera o meno. Un esempio eclatante è quello del giornalista Lewis Sanders IV, il quale con una certa verve, senza per nulla curarsi di controllare la veridicità della notizia, scrisse su Deutsche Welle un articolo secondo cui Daesh, ovvero il sedicente Stato Islamico, si sarebbe servito proprio dei bitcoin per i suoi scopi, criminali. Il risultato fu che Sanders dovette scusarsi pubblicamente su Twitter, ma il danno era ormai fatto.

A questo scopo il vicedirettore generale della Banca d’Italia Fabio Panetta pare abbia dato un monito ai giornalisti, invitandoli ad essere più precisi nelle loro dichiarazioni. Diverse testate hanno preso la dichiarazione come una critica, ma in realtà lo scopo di Panetta era solamente quello di far prestare loro attenzioni riguardo le possibili vulnerabilità di un mercato come quello dei bitcoin che già di suo è soggetto a notevoli oscillazioni.

Bitcoin: la verità

Nonostante tutti questi falsi miti, la verità è che il fine nella creazione dei bitcoin, risalente al 2008, non sono affatto, come viene spesso fatto credere, speculazioni e riciclaggio attraverso lo scambio in moneta a corso legale, ma una maggiore facilità negli scambi digitali.

La verità è che i bitcoin non sono molto capiti, il che naturalmente genera ansie e preoccupazioni, ma di fondo, si tratta solo di un innovativo, e per come vanno le cose per nulla passeggero, metodo di pagamento. Dal baratto alla moneta, dalla moneta al bitcoin il passo potrebbe non essere così lungo.

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