Parliamoci chiaro, il mercato delle criptovalute bitcoin in particolare, è oramai una realtà. Se fino a qualche anno fa poteva essere concepito come un qualcosa di nicchia, legato ai pochi geek che davvero s’intendono di queste cose, a oggi invece si tratta di una realtà vera e concreta, al punto da attirare l’attenzione dei governi e irrimediabilmente incappare nella burocrazia.

Criptovalute Bitcoin: il caso del Giappone

Il Giappone è uno dei paesi di gran lunga più slanciati verso il futuro. Se finora siamo stati abituati a pensare agli USA come soli portatori di innovazione, abbiamo commesso un grave errore di distrazione. Forse gli USA saranno ancora leader nel settore ricerca e sviluppo, ma il Giappone non è certo da meno, anzi, in certi momenti risulta anche più avanti rispetto agli Stati Uniti. Un caso esemplare è quello delle criptovalute bitcoin in particolare.

Mentre negli USA la SEC (Security and Exchange Commission) ha a malapena dichiarato che in futuro prossimo, vista la continua espansione del mercato delle criptovalute,  occorrerà che tale mercato venga regolarizzato, il Giappone è andato direttamente ai fatti adottando una regolamentazione in merito agli scambi di bitcoin e ogni altra criptovaluta, lasciando il resto del mondo o quasi indietro.

Criptovalute Bitcoin: l’immobilità dell’Unione Europea e lo slancio della Svizzera

Mentre il Giappone corre, l’Unione Europea zoppica, o meglio, è del tutto impantanata. La Svizzera si sarà pure mossa per riconoscere le bitcoin come valuta straniera utilizzabile per il pagamento di qualunque servizio, quelli pubblici più classici come i trasporti e varie inclusi, ma l’UE è rimasta arroccata sulle sue posizioni. Il presidente della BCE Mario Draghi ha infatti dichiarato che la bitcoin non rientra nelle competenze dell’ente, e che anche fosse, i tempi non sono maturi per poter parlare di bitcoin come moneta alternativa.

La BCE ha sì intenzione di discutere delle bitcoin quanto delle criptovalute e più in generale dei rischi e dei vantaggi che queste possono apportare, ma non ha competenza normativa per quanto riguarda divieti o altro in questo caso. In realtà dalle parole di Draghi in un discorso al Trinity College di Dublino emerge sì la volontà di tenere sotto controllo questa nuova realtà, ma a livello concreto nulla. L’unico intervento in merito è stato proibire all’Estonia di riconoscere la bitcoin come moneta nazionale crittografata, affermando che uno Stato membro non può avere altra moneta che l’euro.

Criptvovalute Bitcon: e l’Italia?

Beh, l’Italia ha due modi. O fare niente, o fare qualcosa ma farlo sbagliato. In questo caso l’Italia è sì stato l’unico paese dell’UE a muoversi per regolamentare la situazione delle bitcoin, ma ha commesso un errore burocratico.

L’Italia nel giugno scorso ha infatti introdotto la figura di moneta virtuale, così da poter rendere persona incriminabile chiunque la utilizzi per riciclare denaro sporco, tuttavia ha dimenticato che, uno, le criptovalute non sono riconosciute legalmente dall’UE; due, che tale materia è di competenza dell’Unione e a uno Stato membro non rimane che attendere la direttiva dall’alto. Nulla di fatto, dunque, se non il caos nel caso in cui un cittadino si ritrovi invischiato nel riciclaggio di criptovalute.

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