Quali criteri per scegliere una moneta digitale?

1)Chi intende acquistare una moneta digitale dovrà fare molta attenzione nell’applicare la disciplina prevista di matrice prettamente giurisprudenziale  a livello nazionale o europeo, in materia fiscale e contributiva e, soprattutto, nell’evitare di incorrere nelle numerose truffe che circolano nel settore.

2) in assenza di un sistema di norme che disciplini compiutamente la materia, bisogna guardare agli orientamenti formulati dalle Autorità nazionali in materia tributaria (così da comprendere a quale regime fiscale le criptovalute siano assoggettate) e alle pronunce degli Organi giurisdizionali, chiamati ad individuare la reale natura di tali valute (se, ad esempio, debbano essere qualificate come beni immateriali o se siani assimilabili al denaro)

Quali sono state le pronunce a livello europeo?

A livello europeo il primo intervento si registra nel 2015, quando la Corte di Giustizia dell’U.E., chiamata a decidere sull’applicabilità del regime I.V.A. alle criptovalute, ha correttamente ritenuto di dover prima elaborarne una definizione; in particolare, con sentenza 22 ottobre 2015 (causa C-264/14) i Giudici europei hanno ritenuto che “una valuta virtuale può essere definita come un tipo di moneta digitale, non regolamentata, emessa e controllata dai suoi sviluppatori e utilizzata ed accettata tra i membri di una specifica comunità virtuale. La valuta virtuale «bitcoin» fa parte delle valute virtuali «a flusso bidirezionale», che gli utenti possono acquistare e vendere in base ai tassi di cambio. Tali valute virtuali sono simili ad ogni altra valuta convertibile per quanto riguarda il loro uso nel mondo reale. Esse consentono l’acquisto di beni e servizi sia reali che virtuali. Le valute virtuali sono diverse dalla moneta elettronica”.

Grazie a questa prima definizione, è possibile quindi affermare che le criptovalute sono una moneta virtuale, del tutto assimilabili al denaro (non trattandosi di beni immateriali), che pur non avendo corso legale – al pari delle valute riconosciute ex lege – permette di acquistare beni e servizi, reali e/o virtuali.

E in italia quali le disposizioni?

Tra le potenze mondiali, l’Italia è stata una delle ultime ad intervenire per la regolamentazione dei Bitcoin o monete digitali, così allontanando per molto tempo gli investitori del settore che, spaventati dall’assenza di un regime – soprattutto – fiscale, che fosse chiaro e preciso, hanno preferito indirizzare i propri investimenti in Paesi già dotati di una disciplina ad hoc (primi fra tutti, UK e Finlandia).

Nel 2017 anche il Legislatore italiano ha finalmente deciso di intervenire sull’argomento e di adottare, seppur in modo generico, una prima disciplina in materia di Bitcoin (la lettera maiuscola è di norma riferibile al sistema generale, mentre la lettera minuscola rinvia alla moneta in sè), definendola come valuta virtuale, ovvero “la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente” (art. 1, comma II, lett. qq), D. Lgs. 25.05.2017 n. 90).

le valute aventi corso legale negli Stati. Fino a quel giorno, chi intende acquistare bitcoin dovrà fare molta attenzione nell’applicare la disciplina prevista – di matrice prettamente giurisprudenziale – a livello

Cosa valutare per evitare truffe e raggiri?

Una volta individuata la natura delle criptovalute (da interpretare ed approfondire alla luce dei continui interventi correttivi della giurisprudenza e dei Legislatori nazionali), occorre capire quali cautele adottare per evitare di incorrere in truffe o raggiri.

Innanzitutto, gli esperti nel settore sono tutti concordi nel ritenere fondamentale l’aspetto del sito contenente l’offerta di bitcoin: se questo è privo del certificato di sicurezza HTTPS (il lucchetto verde, per intenderci), o manca l’indicazione della sede legale della società o, comunque, appare privo degli elementi necessari ad una completa valutazione dell’azienda, è meglio abbandonare quel sito web in favore di un altro più sicuro.

Novità e affidabilità in questo settore?

Nel mondo digitale, affidabilità e professionalità rivestono un ruolo fondamentale, in assenza di un contatto diretto, nei rapporti tra gli investitori e i fornitori. Per questo motivo deve riconoscersi maggiore spazio alle realtà più credibili e serie, tra le quali spicca una nuova criptovaluta da poco lanciata sul mercato e già sulla via del successo: il Dt Coin. Nata da un’idea di Daniele Marinelli, imprenditore e dottore commercialista con più di 20 anni di esperienza nelle consulenza finanziarie, DT Coin è una moneta digitale legale, fondata su nuovi concetti di scambiabilità e trading, il cui intento è quello di annullare la volatilità delle speculazioni e puntare alla stabilità necessaria per essere pienamente utilizzabile come moneta complementare. Nonostante un paio di anni fa venisse bollata come “truffa” o “schema Ponzi” (vi invitiamo ad ignorare queste informazioni obsolete ed inesatte, e a leggere le recensioni DT Coin aggiornate)

Quale è il motivo del grande successo?

Oggi DT Coin sta riscuotendo un grande successo nel settore dell’economia digitale anche grazie alla sua stabile organizzazione in Europa e all’accettazione della moneta come metodo di pagamento presso le prime attività commerciali in Italia.

Il nuovo concetto di mercato che il progetto DT Coin vuole lanciare è infatti basato su un sistema di capitalizzazione forzata, con una logica a cicli di acquisto in cui il prezzo di partenza di ogni ciclo rappresenta una sorte di paracadute al di sotto del quale la nuova quotazione non potrà mai più scendere. Non è difficile immaginare come questo sia il sogno di ogni criptovaluta: essere utilizzata per la sua complementarità, e non come strumento speculativo per ottenere maggior moneta.

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