Una delle ultime notizie lanciate in esclusiva dal magazine finanziario Finance Magnates  è che a giugno aprirà il primo exchange con tecnologia Nasdaq.

La nuova piattaforma si chiama Dx.Exchange, avrà un costo mensile di circa 10 euro.

Essendo le transazioni gratuite, sarà più conveniente per coloro che fanno un numero elevato di operazioni, oppure per i detentori di capitali di un certo peso.

Attualmente Dx Exchange non ha alcuna patente da parte della SEC, (l’ente che regola i mercati finanziari americani )

Le prime coin a essere listate su questo nuovo exchange con tecnologia nasdaq saranno btc, btc cash, eth e ltc.

Non si sa ancora se il cambio in valuta fiat sarà per tutte e quattro o solo per le solite btc e eth.

Saranno poi esaminate e selezionate altre 20-25 valute , a detta del CEO Daniel Skowronski, per mezzo di un attento audit interno che stabilirà la loro compliance (per elevati standard di sicurezza e legalità) come richiesto dalla Nasdaq.

Skowronski non nega che la tecnologia Nasdaq sia stata scelta anche per “fare brand”, cioè per fare in modo che Dx venga associato nell’immaginario collettivo a una probabile via preferenziale di questo exchange all’interno della SEC.

Questi elementi fanno pensare che, tutto sommato, una via preferenziale potrebbe anche esserci:

-funzionare con la stessa tecnologia già legally compliance del Nasdaq puo’ davvero essere una facilitazione durante lo scrutinio dei regolatori.

– aver ottenuto il permesso di usare questa tecnologia fa pensare a un accordo a livelli piu’ alti di quelli che normalmente sono coinvolti in queste vicende.

Quindi l‘ultimissima novità in tema di coin è che Dx sia uno dei risultati al top, se non dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, almeno da quello “politico-legale”, per via della collaborazione USA-Israele sancita dalla Missione Israeliana nella West Coast” tenutasi a fine marzo scorso.

Al progetto , come riferito dal Finance Magnates, lavorano 72 persone in Israele .

Sembra che il coinvolgimento di Israele sia piu’ il risultato di una partnership politica, perché essendo Israele uno dei paesi piu’ avanzati in termini di legalizzazione delle cripto , non penso che tollererà a lungo le indecisioni dei regolatori americani in questo settore. Sarebbe una palla al piede nella loro visione a lungo termine di conquista tecnologica del mondo blockchain.

Niente di eccezionale dunque, questa piattaforma, se la si guarda dal punto di vista delle sue qualità tecniche…tutt’altro discorso invece se la si guarda dal punto di vista politico.

E’ un altro tassello nella ormai imminente capitolazione” dei regolatori USA sotto la spinta di troppe lobbie che stanno aspettando la sospirata apertura…e certe lobby in particolare potrebbero anche iniziare a perdere la pazienza!

Commenti