Le criptovalute sono, ciclicamente, al centro di polemiche e di attacchi da parte delle autorità di tutto il mondo, in quanto rappresentano un po’ l’indipendenza economica che potrebbe essere raggiunta qualora non esistessero vere e proprie banche e istituzioni che si occupino della moneta e della regolamentazione finanziaria a livello dei mercati.

Tuttavia, ci si potrebbe chiedere il motivo della “guerra” che si instaura tra criptovalute e Banche Centrali e se i timori espressi dalle autorità finanziarie siano fondati oppure no.

Capire le criptovalute

Come primo elemento sarà necessario spiegare che cosa siano per capire in quale modo operino e quali possano essere le opportunità offerte dal loro utilizzo. In generale si definisce criptovaluta una moneta virtuale che non viene emessa da una particolare autorità finanziaria e il cui valore non venga predeterminato sempre da tali autorità.

Le criptovalute, come i Bitcoin, gli Ethereum e le altre monete virtuali, possono essere utilizzate al pari delle altre monete per effettuare transazioni, ed esistono siti specializzati, come ad esempio Kraken, che consentono proprio di realizzare questo tipo di operazioni online, come lo scambio di moneta. In Italia, la criptovaluta viene semplicemente considerata al pari di una moneta estera, come il Dollaro oppure la Sterlina ed è legale.

Il valore delle criptovalute

Uno dei motivi per i quali si può individuare una certa “inimicizia” tra criptovalute e Banche Centrali è costituito dal valore di queste monete virtuali. Tale valore, infatti, viene determinato dalla diffusione della moneta e dal suo utilizzo, e può arrivare davvero in alto, com’è accaduto per i Bitcoin che, nelle ultime settimane, hanno superato i 5 mila dollari per unità. Si stima che oggi esistano tantissime criptovalute differenti e le nuove cryptovalute avrebbero fatto salire il numero complessivo a più di 80 in tutto il mondo.

Criptovalute e Banche Centrali, qual è il rapporto?

Le Banche Centrali avrebbero, dunque, cercato di pensare ad una strategia per regolamentare le criptovalute e per consentirne un utilizzo sempre legale. In Italia si fa riferimento alla necessità di dichiarare le plusvalenze in Bitcoin solo per le aziende e le altre persone giuridiche, mentre in Cina è stata vietata la possibilità di aprire una ICO in criptovalute, così da evitare attività illecite.

Sempre in Cina, la Banca Popolare ha indicato come sia in via di realizzazione un fondo nazionale costituito proprio da moneta virtuale, in modo da poterla gestire anche a livello centralizzato. Anche la Banca Centrale Europea starebbe cercando di seguire il medesimo esempio.

La preoccupazione delle banche centrali si ravviserebbe nella diffusione massiccia delle criptovalute e nel fatto per il quale queste verrebbero utilizzate per aggirare le normative fiscali e anche per realizzare attività illecite e sommerse. Per questo motivo le banche starebbero cercando di intervenire in tempi brevi sia allo scopo di monitorare il fenomeno dell’utilizzo delle criptovalute sia per evitare che queste possano proliferare all’infinito. Provvedimenti come quello cinese, quindi, potrebbero non rimanere unici e ci si potrebbe aspettare altri interventi da parte delle autorità finanziarie di diverse aree del mondo.

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