I bitcoin sono ormai una realtà affermata, come ha ampiamente dimostrato quest’anno appena passato, che sarà ricordato come l’anno della prima criptovaluta quotata nella borsa dei future. Non sorprende allora che sia proprio sul bitcoin che l’attenzione generale si è concentrata negli ultimi tempi. Tuttavia, un dubbio sorge spontaneo, o per meglio dire, attanaglia quelli che vorrebbero tanto buttarsi in questo nuovo entusiasmante mondo ma non sono ben sicuri di potersi fidare, è … da dove vengono ?

Criptovalute: il bitcoin mining

È ormai pressoché noto come funziona, ma rinfrescare la memoria non guasta, anche perché le informazioni prese da Internet potrebbero risultare alquanto fuorvianti. Quando si parla di bitcoin mining, infatti, generalmente si fa riferimento alla traduzione letterale del termine, dunque si parla di minare bitcoin, ovvero “estrarre” dei codici (uno diverso per ciascun bitcoin). Questi codici provengono dalla risoluzione di “problemi” crittografici che sono alla base delle criptovalute.

Tutto giusto, però spesso sfugge un particolare: per estrarre qualcosa, bisogna avere un luogo fisico dove questo qualcosa viene prodotto. Ecco dunque che ritorna la domanda … da dove vengono i bitcoin?

Criptovalute: dove si producono i bitcoin?

Cina. La risposta alla domanda ‘da dove vengono i bitcoin?’ è semplice e naturale quanto anche particolare. Eh già, perché magari si potrebbe pensare che i bitcoin vengano dalla Silicon Valley americana, vero e proprio luogo sacro per l’informatica mondiale, oppure da una qualche altra valle importante … in realtà, i bitcoin provengono dalle province cinesi del Sichuan e dello Shenzhen.

È nel Sichuan e nello Shenzen infatti che sono stati collocati i principali stabilimenti per la produzione di questa moneta a livello mondiale. Naturalmente parliamo di numerose “fabbriche” sparse per il territorio, ma l’esatta collocazione, per la gran parte di queste, è tenuta segreta per motivi di sicurezza. Ce ne sono però alcune di cui si conosce una collocazione più o meno approssimativa, che le vede con buone probabilità si trovano nelle vicinanze di grandi centrali elettriche da cui possono prendere tutta l’energia di cui hanno bisogno oltre che mantenere una connessione Internet sempre ottimale, della quale, naturalmente, essi non possono fare a meno.

Solo nel 2016 però, prima del boom ddi questa moneta su scala mondiale e anche in borsa, il fotografo cinese Liu Xingzhe è riuscito è riuscito a catturare delle immagini di un paio di fabbriche. Queste appaiono non molto differenti dai centri dati di colossi come Google e Facebook, e sono controllate da addetti che spesso dormono sul posto, anche considerato che gli edifici si trovano piuttosto distanti dai centri abitati.

Queste fabbriche, chiamate “nodi” (gergo per intendere i computer utilizzati), sono comunque presenti anche altrove, tuttavia la Cina rimane la più grande produttrice di bitcoin a livello mondiale. Certamente il fatto che in queste zone la manodopera, l’energie elettrica e l’hardware vengano a un costo minore è una ragione molto importante. C’è da dire comunque che la gran parte di queste fabbriche di moneta lavorano alacremente, notte e giorno, per conto di proprietari stranieri.

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