Guerra al bitcoin? In questi periodi si sente molto spesso parlare di Bitcoin, la nuova valuta online che ha ancora molti dubbi da chiarire. È opportuno sapere che i Bitcon non fanno parte di Google, Facebook o enti riconosciuti, bensì la sua provenienza sembra essere oscura e ignota.

Grazie ai Bitcoin, utenti sono riusciti a guadagnare cifre spropositate in pochissimo tempo. Basti pensare che nel giro di 10 anni circa, alcuni utenti hanno guadagnato quasi il 300mila per cento. Nonostante i benefici economici di cui hanno usufruito tali utenti, l’autenticità del Bitcoin è ancora incerta.

Guerra al bitcoin: saperne di più

Numerosi sono gli enti che hanno dichiarato guerra al Bitcoin, senza però sapere con esattezza la sua storia. Tuttavia, una fra le fonti principali riguardanti il background dei Bitcoin afferma che Satoshi Nakamoto (presunto “ideatore” dei bitcoin) è una persona che, sulla carta, non è mai esistita.

Questo fa nascere numerosi dubbi sulla correttezza e soprattutto legalità del traffico Bitcoin. Probabilmente anche per motivi di convenienza legale, il signor Nakamoto ha deciso di non uscire allo scoperto, senza rendere trasparenti a tutti gli effetti i traffici dei Bitcoin.

È indispensabile sapere che le potenze monetarie di tutto il mondo hanno speso più di 12.000 dollari per proteggere monete come dollaro, euro e yen dalle crisi bancarie globali. Per questo motivo gli “enti protettori” si schierano contro il mercato online dei Bitcoin.

Sul web, i Bitcoin sono stati etichettati come “Jihad Valutaria”, in quanto stanno scardinando ogni tipo di schema economico messo in funzione fino ad ora. Tuttavia, la forza dei Bitcoin non regge ancora il confronto contro la potenza delle banche centrali e sembra essere ancora lontana un’effettiva sostituzione con il circolo di denaro attuale.

 L’ascesa rapida dei Bitcoin

Tuttavia, una fra le debolezze delle grandi potenze economiche è proprio quella di non riuscire a riconoscere da dove effettivamente provengono i Bitcoin. Questo non permette loro di capire con precisione le metamorfosi dei tassi di cambio fra monete come dollaro, euro o yen.

Basti pensare che, solo negli ultimi anni, Bitcoin ha guadagnato più dell’80% nel cambio con il dollaro e più del 130% con lo yuan cinese. Questo non è affatto vantaggioso per i potenti enti economici che hanno regolato i tassi fino ad ora. Il fatto che, in questo momento, i Bitcoin non hanno una valuta che effettivamente esiste è un grosso problema per le grandi banche mondiali.

La velocità di questo cambiamento è oltretutto incredibile. Le nuove tecnologie digitali hanno un impatto fondamentale sull’evoluzione dei Bitcoin e nessuno, al momento, sta riuscendo a controllare il loro progresso.

Se, da una parte, il fatto di avere una valuta digitale può essere un vantaggio (in quanto si è indipendenti da autorità o governi) e di conseguenza è possibile gestire autonomamente pagamenti elettronici e transazioni simili, da un lato tutto ciò che avviene con i Bitcoin è tendenzialmente anonimo e non tracciabile. Per questo motivo i Bitcoin possono essere dannosi per l’economia, dato che può essere un campo aperto per criminali ed evasori fiscali.