“Ah, i giovani di oggi!”. Pare quasi configurarsi come un conflitto generazionale, un’affermazione che, per i nati intorno alla metà del secolo precedente o giù di lì, par di sentire sempre più spesso.

Pareri forse già radicati ben prima della crisi mondiale dell’ultimo decennio ma che, dal 2008 in avanti, dall’avvento di una flessione economica globale che pare ancor lungi dall’essere terminata, sembrano aver trovato nuovo slancio.

A dire il vero, però, quella nei confronti dei cosiddetti “giovani d’oggi” può essere considerata come una recriminazione evergreen, buona per tutte le stagioni.

I giovani di oggi….dal 2008

Nonostante la ciclicità del fenomeno certo è che, dalla crisi del 2008 in poi, le strade per la realizzazione economica e sociale per i cosiddetti “giovani di oggi” paiono essersi drasticamente ristrette.

Parliamo di intere generazioni di venti/trentenni che arrancano non solo alla ricerca di un lavoro, per quanto magari nemmeno confacente ai tipi di studio conseguiti, ma anche di una indipendenza economica, sociale e famigliare che li rendono quasi schiavi delle precedenti generazioni, quelle dei genitori e dei nonni.

Generazioni, che, sulla scia del boom economico della seconda metà del secolo precedente, hanno avuto l’opportunità di lavorare, guadagnare, crearsi delle basi finanziarie ed immobiliari, farsi una famiglia.

Quali difficoltà?

Sono molteplici gli aspetti attraverso i quali poter inquadrare queste differenze (e disparità) generazionali.

Partiamo dalla scuola. Mentre una volta il ciclo di studi si interrompeva spesso con l’adempimento degli studi dell’obbligo con la volontà, mista al bisogno, di intraprendere un’attività lavorativa, al giorno d’oggi sempre più di sovente i ragazzi si iscrivono a una delle molteplici Università proliferate negli ultimi decenni nel tentativo di trovare una specializzazione lavorativa.

Un mondo della scuola sempre meno interconnesso a quello del lavoro il quale, a sua volta, pare sempre meno in grado di assorbire coloro i quali gli si presentino.

Lavori sempre più parcellizzati, sottopagati, meno stimolanti e sicuri. Posti di lavoro che, qualora non siano una vera e propria chimera, certo non possono fornire garanzie di un futuro stabile.

Per i cosiddetti “giovani di oggi”, così per come tutti quelli delle generazioni che li hanno preceduti, futuro significa famiglia, significa figli, significa casa.

Volendo tralasciare gli aspetti “ludici” della vita, la domanda è: “Come fare ad intravvedere un futuro partendo da condizioni lavorative perennemente precarie, retribuite al minimo, se non addirittura sommerse?”.

E’, questa, una ruota che gira e che, purtroppo, per le ultime generazioni si sta rivelando una ruota dentata.

Percorsi scolastici che paiono dilatarsi quasi al punto da sembrare di voler attendere tempi migliori ma che non formano certamente una nuova classe lavorativa in grado di competere all’interno di un mondo sempre più globalizzato.

Una settorializzazione lavorativa che ha creato una moltitudine di giovani sottopagati incapaci, loro malgrado, di accedere ad una qualsivoglia forma di credito finalizzata alla costruzione di una famiglia.

Banche che, dopo la mungitura delle “vacche grasse” dei decenni precedenti, farebbero fatica a concedere prestiti e mutui perfino a persone con le garanzie che avrebbero avuto i nonni ed i genitori di quei giovani di oggi che, forse nemmeno possono vantare un posto di lavoro, per quanto magari mal retribuito, magari a tempo indeterminato.

i giovani di oggi

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