Ci siamo recentemente trovati, nel nostro blog, a disquisire di immigrazione e della disinformazione legata a quello che è, insieme alla crisi economica mondiale, l’argomento più dibattuto dell’ultimo decennio.

Non sono infatti di oggi le polemiche legate al ruolo delle varie ONG internazionali nel traffico di esseri umani e l’impatto che questi enormi flussi migratori stanno avendo nelle nostre società.

Sono però sempre più ridondanti le voci che tendono ad intravvedere dietro questo fenomeno epocale una vera e propria cabina di regia con degli scopi assolutamente mirati.

Il ruolo delle Organizzazioni internazionali

Come avevamo già sottolineato in un precedente articolo, voci relative ad una congiura complottistica mirante ad una artificiale redistribuzione degli esseri umani prodotti dalle ondate migratorie circolerebbero già dalla metà degli anni ’70. Organizzazioni sovrannazionali, Organizzazione delle Nazioni Unite su tutte, avrebbero pianificato e posto in essere le condizioni necessarie affinché potesse avvenire ciò che effettivamente oggi si sta realizzando sotto i nostri inermi occhi.

Quello che, però, traspare oggi, pare essere uno scenario ancor più articolato e particolareggiato nella sua pianificazione. Ma andiamo con ordine.

E’ un dato di fatto che i flussi migratori, negli ultimi anni, siano in costante aumento. Così come è altrettanto risaputo che dietro alle svariate ONG che a vario titolo si fanno carico di questi flussi vi sono organizzazioni internazionali con a capo finanzieri e faccendieri del calibro, per fare un esempio, dello statunitense George Soros.

La casistica dei dati di fatto si arricchisce poi con l’ultimo Documento di economia e finanza dell’Italia (la vecchia Manovra finanziaria) il quale, tra le sue migliaia di righe, espone un concetto molto semplice e che richiama una direttiva emanata dal Fondo Monetario Internazionale nel 2016. Questo concetto si può così brevemente riassumere: “Vista la vastità del fenomeno in entrata, l’Italia deve favorire l’accesso al mondo del lavoro da parte dei migranti fin da subito, anche in attesa della risposta in merito all’eventuale domanda di asilo presentata. Ciò va fatto anche rivedendo le regole relative al salario minimo nel mondo del lavoro.

L’immigrazione come arma di destabilizzazione

E proprio qui risiede la vera e propria stortura. Questa ultima frase pare essere il naturale risultato della somma dei dati di fatto precedentemente esposti.

Ma come? I flussi migratori aumentano, della loro gestione sono interessati svariati organi sovranazionali.

Il Fondo Monetario Internazionale dice all’Italia di derogare alle regole del salario minimo (e l’Italia fa suo il concetto nel documento finanziario principale) così come è stato già fatto, per esempio, in Germania (con i migranti che “guadagnano” 1.05 Euro per ogni ora di lavoro prestata all’interno delle strutture che li ospitano) e nessuno dovrebbe porsi la fatidica domanda: “Perché?”.

Il perché è semplice. Il lavoro degli immigrati verrebbe, come minimo, sottopagato. E il lavoro degli italiani? Degli Europei? Dovrebbe costare, nella sua forma base, otto o dieci volte di più rispetto a quello della manodopera immigrata? Sarebbe ancora sostenibile?

Ovviamente no. E chi sarebbe a trarre maggior beneficio dall’immigrazione, se non quei finanzieri, magari “supervisori” di molte ONG interessate, che vedrebbero drasticamente abbassarsi il costo della manodopera o trarre benefici dall’impoverimento in Europa?

immigrazione

 

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