Pare proprio che a breve con la riforma catastale si potrebbe assistere ad un vero e proprio terremoto nell’ambito della fiscalità legata alle abitazioni e non solo. Sembrerebbe, infatti, che gli studi preparatori siano terminati e che sul tavolo del Governo ci sia già la “pistola fumante” della revisione delle rendite catastali degli immobili.

Si, si andrebbero a ritoccare quei parametri catastali relativi alle abitazioni che, da sempre, hanno rappresentato per gli italiani il bene rifugio dalla crisi.

Non è certo di oggi la consapevolezza dell’amore che lega gli italiani al concetto della casa di proprietà; un amore che fa del nostro uno dei popoli con la più alta percentuale di abitazioni di proprietà a livello mondiale.

Cambiamento epocale: perché

Non è ancora chiaro il perché del fatto che la riforma catastale non sia ancora stata posta in essere, ma pare difficile immaginare che possa ancora tardare molto la sua applicazione, con una serie di ripercussioni che, allo stato attuale, sono ancora in fase di studio.

Certo è che una riforma del genere, stimolata ripetutamente dalle istituzioni europee le quali contestano un sistema di rendite catastali aggiornato, si fa per dire, a quarant’anni or sono, è stata più volte bi-passata negli ultimi mesi per evitare lo scontento (anche elettorale) dei proprietari di quegli immobili che si vedranno pesantemente danneggiati dalla stessa.

Schiere di tecnici, geometri fiscalisti e patronati sindacali si sono recentemente adoperati per stabilire il reale impatto che questa riforma avrebbe (o avrà) sulle differenti tipologie immobiliari e sui loro proprietari di riflesso.

La riforma catastale: cosa cambierebbe

Le novità più evidenti daranno due. Alla vecchia classificazione A1, A2, A3, che indicava immobili con caratteristiche signorili, civili od economiche se ne sostituirà una soltanto che indicherà tutte queste fattispecie con la lettere O di ordinarie.

L’altra differenza con il passato sarà l’utilizzo dei metri quadri e di altre caratteristiche, invece dei vani, a determinare la rendita catastale. Quindi metri quadri, presenza di terrazzi o balconi, autorimesse, presenza o meno di ascensori, tutto ciò che aiuta effettivamente a creare un valore commerciale dell’immobile contribuirà a formare il valore della rendita. Una bella differenza con il passato in cui, spesso, piccoli alloggi suddivisi però in parecchi vani venivano magari penalizzati a scapito di altri immobili con metrature maggiori.

Con una presumibile differenziazione a seconda delle città e, al loro interno, delle varie zone delle quali si compongono, dagli studi effettuati pare che la categoria più penalizzata potrebbe essere quella dei proprietari di immobili siti nei centri storici. Questi alloggi, spesso classificati A4 o addirittura A5 dal vecchio sistema di calcolo ma oggi spesso inseriti in contesti, oltre che centralissimi, decisamente riqualificati, potrebbero quindi subire anche una quadruplicazione delle rendite.

Senza fasciarsi troppo la testa in attesa di questa riforma catastale, anche in considerazione del fatto che dovrebbe essere ad invarianza di gettito fiscale per le casse dello Stato (quindi con una presunta compensazione tra chi pagherà di più e chi di meno), quel che appare certo è invece il fatto che una modifica delle rendite porterà alla variazione procapite di molte tasse legate all’abitazione così come della determinazione del reddito ISEE. Ma di questo parleremo prossimamente.

la riforma catastale

 

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