Come sono considerate le criptovalute nei paesi nordici?

I Paesi nordici ,Norvegia,Svezia Finlandia e Danimarca,considerati i migliori paesi dove vivere oggi hanno molto da dire in fatto di blockchain e cryptovalute.

Anche se la maggior parte dei siti web e dei media pone maggiore attenzione sugli sviluppi della blockchain di paesi come Stati Uniti, Regno Unito, Corea del Sud, Giappone e Singapore.

Un piccolo paese che ha guadagnato notorietà è Malta che in poco meno di un decennio è riuscito a trasformarsi in un hub di criptovalute.

Ma ora passiamo ad esaminare la situazione in Paesi tra i leader mondiali in termini di tecnologia.

Norvegia

Fin dal 2013 le criptovalute hanno attirato l’attenzione del governo norvegese che a partire da allora ha lanciato il primo avvertimento sulla natura rischiosa di questi asset digitali. 

Si evidenzia la preoccupazione del governo riguardo alle criptovalute dagli avvertimenti relativi alle ICO (Initial Coin Offering) nel Paese.

Il governo sta tenendo d’occhio questi asset digitali anche se le cryptovalute non sono vietate o regolamentate eccessivamente in questo paese.

Ogni cittadino norvegese che detiene le criptovalute deve segnalarlo alle autorità competenti, rivelare l’importo che possiede nonchè l’importo che realizza attraverso il trading di questi asset su base, per la tassazione dovuta.

Un sistema fiscale basato sulla fiducia, che la maggior parte degli investitori crypto tende ad evitare. Per questo motivo la Norvegia ha emanato una legge che esonera le criptovalute dall’IVA, dimostrando così la propria intenzione di essere un regime crypto-friendly. Tuttavia, i cittadini non erano affatto convinti.

La Norvegia è confinante con una delle prime città smart del mondo, Liberstad.Attualmente la città si sta attivando ed ha annunciato che utilizzerà le criptovalute come principale mezzo di scambio. Liberstad è praticamente un’enclave della Norvegia e sarebbe una grande dimostrazione dell’efficacia delle crypto in un’economia occidentale competitiva.

Finlandia

Il governo finlandese al momento non dispone di una regolamentazione completa sulle criptovalute anche se l’autorità di regolamentazione finanziaria e la banca centrale del paese hanno più volte messo in guardia la popolazione sui rischi associati a questi asset digitali.

L’unica agenzia che non si è espressa circa le criptovalute è l’autorità fiscale finlandese, che ha raccolto milioni di imposte sulle plusvalenze.

La legge funziona in modo molto semplice.In Finlandia se e quando un cittadino converte le criptovalute, in particolare bitcoin in valuta fiat, quel profitto è considerato una plusvalenza e quindi rientra nelle linee guida fiscali del paese sull’imposta sulle plusvalenze.

Tuttavia, la popolazione finlandese teme che il governo voglia vietare le criptovalute in futuro a causa del danno che hanno causato nel monopolio statale dei giochi d’azzardo del Paese.

Secondo un notiziario locale, NorskeCasino, la maggior parte dei Paesi nordici, Danimarca esclusa, hanno un monopolio statale sull’industria del gioco d’azzardo, nel tentativo di minimizzare in qualche modo la partecipazione della popolazione.

I giocatori hanno usato le crypto per accedere a siti web proibiti,nonostante i deterrenti del governo finlandese che alla fine ha introdotto nuove linee guida normative. Questo ha scatenato sondaggi in tutto il Paese, condannando in ogni modo il monopolio.

Tutto ciò ha indirizzato una maggiore attenzione sulle criptovalute come trasgressori della legge.

Svezia

La Svezia è quasi del tutto simile agli altri Paesi nordici in termini di crypto adozione. Non esiste una regolamentazione generale sulle criptovalute né l’obbligo di divulgare informazioni sui dati relativi al trading dei clienti.

In termini di tassazione i cittadini devono comunicare i dati relativi ai loro crypto asset su base mensile e calcolare l’imposta.

Attualmente gli svedesi hanno è l’esenzione dall’IVA, tuttavia il futuro è piuttosto incerto. La Banca Centrale Svedese ha in più di un’occasione definito bitcoin come un investimento molto rischioso e non soggetto ad alcuna politica di compensazione da parte del governo, vanificando così la speranza di adottare le crypto in maniera completa.

Tuttavia, i cittadini si sono ingegnati nel trovare alcuni modi veramente innovativi e fantasiosi.

Una di queste innovazioni è arrivata sotto forma di microchip, su cui stanno lavorando diverse aziende tecnologiche svedesi, per la conservazione delle criptovalute.

La loro forma attuale può gestire solo le valute fiat e collegarsi al conto bancario dell’utente. I microchip sono inseriti dagli utenti sottopelle e utilizzati per pagare in ristoranti, negozi al dettaglio e praticamente ovunque ci sia un terminale.

Può sembrare un paragrafo di un libro di fantascienza, ma è davvero la realtà.

Danimarca

La Danimarca non ha un quadro normativo ufficiale per le criptovalute, ma ha molte linee guida per quanto riguarda l’imposta sulle plusvalenze e l’IVA.

Come in Svezia l’imposta sulle plusvalenze viene applicata ai commercianti che devono comunicare i loro profitti e il loro capitale all’agenzia delle imposte e calcolare i pagamenti dovuti.

Per quanto riguarda l’IVA, però, è un po’ più complicato. I pagamenti crypto non sono soggetti a IVA: quando si tratta di vendere qualche tipo di prodotto o servizio attraverso le criptovalute, allora è una questione molto diversa.

Ad esempio, una società di cloud mining stava vendendo hashrate nel Paese dopo una lunga controversia in tribunale,è stato stabilito che qualsiasi prodotto o servizio relativo alle crypto dovrà ora includere l’IVA.

La regione è abbastanza crypto-friendly e crea un ambiente basato sulla fiducia molto più che sulla legge applicata. Tuttavia, se una persona non rispetta le regole incorre in gravi sanzioni al di là della gravità o meno dell’azione fatta.

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