Bitcoin, crash o correzione ?

Ora che abbiamo smaltito la sbornia mediatica anti-bitcoin e che i soliti ingenui, spaventati dalle notizie, hanno venduto i loro bitcoin in perdita facendo un favore agli speculatori, possiamo trarre alcuni utili insegnamenti per il futuro.
Tenterò di elencare in sei domande e altrettante risposte i temi principali che si potrebbero approfondire.
1. E stato un crash o solo una correzione?
La discesa di bitcoin di settembre da 4700 dollari a 3136 (-49%) è simile alla discesa avvenuta tra il 6 giugno e il 16 luglio scorsi, da 2940 a 1996 (-47%):Quando avviene un rialzo rapido e consistente, la correzione è sempre dietro l’angolo ed è dovuta a normali movimenti speculativi.
La differenza è che questa volta il ribasso è stato sostenuto da una campagna mediatica molto più clamorosa.
Da sempre i media finanziari supportano questi movimenti speculativi.
2. La Cina ha la forza di ridimensionare il mercato di bitcoin?
Nel 2017, il mercato cinese ha rappresentato solo il 10-13% del totale delle transazioni in bitcoin.
E’ stato facile perciò per i trader americani, giapponesi e coreani reagire comprando a ribasso e provocando un salto verso l’alto del 23% che ha ristabilito il trend rialzista o laterale rialzista di bitcoin.
Quindi la risposta a questa domanda è: no, la Cina non ha alcun peso, se non molto relativo in questo senso.
Giustamente Roger Ver, il CEO di Bitcoin.com, ha paragonato il bando di bitcoin a quello che la Cina ha decretato contro Google, Facebook, Gmail, Youtube, Twitter ecc. senza alcuna conseguenza nei bilanci di queste società, nè nelle loro quotazioni in borsa.
Anzi, resta sempre valido il suggerimento che Fred Wilson scrisse nel 2013 in occasione di un analogo ribasso provocato dalla Cina:che tradotto è: “La lezione che ci viene da internet è: se qualcosa viene messo al bando in Cina, investici sopra“.
3. Ha un peso l’opinione di Jamie Dimon, executive di J.P. Morgan, per il quale bitcoin è una frode?
Ha un peso, eccome! Ma non nel senso che ti immagini…
Dal registro pubblico delle transazioni (Nordnet) si scopre che nella settimana del forte ribasso di bitcoin due associate della J. P. Morgan, cioè la JP Morgan Securities e la Morgan Stanley, hanno fatto massicci acquisti di bitcoin pari a 3 milioni di euro, approfittando della quotazione ultrafavorevole.
Fra le varie società listate dalla Nordnet, tra cui Goldman Sachs, Barclays e altre, la J.P. Morgan, attraverso le sue due associate, è quella che ha acquistato il numero più alto di quote di bitcoin.
Hai capito adesso in che senso l’opinione di Dimon ha un peso?
La settimana dopo, bitcoin ha recuperato il 23% delle perdite…
Fatti due conti: quanto ci ha guadagnando la J. P. Morgan in una sola settimana grazie al furbo articolo scritto dal suo executive?
Non c’è bisogno di aggiungere altro…
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