A metà dicembre al Chicago Board Option Exchange, vale a dire la Borsa di Chicago, veniva ufficializzata la posizione come asset finanziario del bitcoin. Il momento è arrivato, dunque, bisogna iniziare a pensare alla regolamentazione giuridica delle criptovalute.

Il fenomeno bitcoin ha preso tutti in contropiede, poiché nessuno aveva immaginato che avrebbe avuto un successo così imponente, il che ha portato le autorità ad ignorarlo … finora. Arrivati a questo punto, in cui non solo il bitcoin ha raggiunto vette massime, ma tutte le criptovalute in genere hanno incominciato a ricevere un’attenzione sproporzionata rispetto alle aspettative, è venuto il momento di cercare un regolamentazione giuridica. Anche perché un’assenza di giurisdizione, lo sappiamo, significa caos. Al momento le banche stanno conducendo le loro indagini, tuttavia non sarebbe male farsi un’idea di cosa succederà se e quando il bitcoin verrà regolamentato.

Criptovalute: Regolamentazione giuridica , una definizione difficile

Per bitcoin si intende il re delle criptovalute, la moneta digitale più conosciuta al mondo. Per moneta digitale, anche a livello giuridico, si intende una moneta che non ha un equivalente fisico, vale a dire una moneta che ha un valore digitale, ma non è concreta, non si può toccare fisicamente. Insomma, non puoi tenerla in mano. In questo senso si può constatare una somiglianza con la Digital Fiat Currency. Tuttavia, la distinzione fondamentale sta nel fatto che, e qui giungiamo al dilemma che affligge non soltanto i bitcoin, ma anche le criptovalute in generale, questi sono emessi da privati, inteso come gli utenti che li minano.

Ciò rende le criptovalute ampiamente volatili, per nulla stabili nel loro valore di cambio, poiché non è detto che tutte quelle che vengono create entrino effettivamente nel mercato. A livello giuridico questo potrebbe essere un problema. Diciamo che l’idea al momento è considerare le criptovalute una valuta digitale con valore giuridico solo nel momento in cui essa abbia sviluppatori che ne decidano la quantità da mettere in circolazione, la quale fornirebbe anche, cosa molto importante, un valore di riferimento, più stabile. Il fatto che siano privati ad assumere un tale ruolo complica le cose nel senso che, naturalmente, avrebbero interessi personali da fare prevalere.

Criptovalute: le difficoltà della regolamentazione giuridica

Forse il problema però non sta tanto nelle caratteristiche intrinseche delle criptovalute e del bitcoin, quanto invece nel fatto che stiamo cercando di circoscrivere un fenomeno utilizzando parametri che oramai sembrano datati. Insomma, continuiamo a considerare le criptovalute in termini di beni normali, ma non lo sono, dunque non è possibile applicare loro delle categorie giuridiche conosciute.

Le criptovalute non possono essere considerate una commodity, tantomeno soo uno strumento di equity. Se poi si guarda alla funzione, ciascuna criptovaluta appare averne una diversa: il bitcoin è usato come riserva di valore, Litecoin e Ripple guardano alla velocità delle transazioni, Monero guarda alla privacy e via dicendo.

Dunque le criptovalute possono avere funzioni diverse, scopi diversi, caratteristiche diverse. Questo può essere un grosso problema a livello giuridico, se poi si considera la rapidità con la quale le criptovalute si moltiplicano ed evolvono, è facile intuire il perché di un tale ritardo.

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