Secondo il  D.L. n. 50/2017, entrato in vigore lo scorso aprile, nel caso tu voglia impugnare in giudizio un accertamento fiscale o un “silenzio rifiuto” in caso di istanza di rimborso, dovrai prendere la via dell’accordo con l’ufficio di competenza. Insomma. Mediare. Nello specifico, occorre ricorrere alla mediazione tributaria quando l’importo non supera i 50.000 euro.

Ciò in effetti rappresenta un’ottima opportunità per il contribuente, poiché puoi risparmiare grazie alla mediazione tributaria senza troppi problemi.

MEDIAZIONE TRIBUTARIA – TERMINI

Prima di tutto occorre puntualizzare che il tesso massimo di 50.000 euro è basato sul netto degli interessi e delle sanzioni. Se il ricorso che decidi di intraprendere riguarda specificamente la contestazione di sanzioni, allora il valore a cui fare riferimento è la somma totale di quelle stesse sanzioni.

Detto questo, dobbiamo ricordarti anche che l’istanza di mediazione tributaria va presentata all’Ufficio stesso da cui sono partite le pratiche per l’accertamento fiscale, ciò entro e non oltre i sessanta giorni dal momento in cui ti è stato notificato l’atto in sé.

MEDIAZIONE TRIBUTARIA – COME RISPARMIARE

Ora, dicevamo che puoi risparmiare grazie alla mediazione tributaria. Ma come? Beh, tanto per cominciare, nel caso in cui il processo di mediazione si concluda in tuo favore, otterrai subito una riduzione del 35% delle sanzioni tributarie. Ricorda bene, però, dovrai versare tale somma entro 20 giorni dalla sottoscrizione dell’accordo.

Tenuto conto anche del fatto che, statisticamente, come ha puntualizzato il Direttore Centrale del contenzioso dell’Agenzia delle Entrate, generalmente solo nel 35% dei casi l’Amministrazione finanziaria decide di rivedere effettivamente la sua posizione, dunque ammettere che magari aveva sbagliato, il più delle volte il ricorso non viene accettato.

Esiste però una via alternativa. Intraprendere una mediazione tributaria significa mostrare buona volontà, dunque molto spesso, se già parte con l’intenzione di non accogliere il reclamo, l’Amministrazione finanziaria offre una sua proposta. Si tratta di un’opzione che potrebbe non sembrarti particolarmente attraente, ma tieni conto del fatto che una tale soluzione ti permetterebbe di chiudere la questione con largo anticipo, dunque di risparmiare sulle spese legali, che molto spesso superano anche la somma che avresti dovuto pagare se non avessi impugnato l’atto di contestazione. Inoltre è più che certo che, a prescindere dal tipo di proposta che l’Amministrazione finanziaria ti proporrà, le sanzioni saranno comunque ridotte.

Per risparmiare grazie alla mediazione tributaria, dunque, ti conviene puntare non tanto sulla riuscita del conteso, quanto sulla volontà dell’Agenzia delle Entrate (o del qualunque ente) di risolvere la questione al più presto possibile e intascare quantomeno qualcosa di quello che gli è dovuto (o crede gli sia dovuto). La mediazione tributaria è fondamentalmente obbligatoria ora per via di quel decreto di cui dicevamo sopra, ma in effetti tale legge regolarizza una situazione preesistente, poiché il più delle volte, in caso di accertamento fiscale contestato o rifiuto di rimborso, il contribuente ricorre proprio a tale metodo. Prova a considerare questo, il 25% di coloro che sono ricorsi alla mediazione tributaria e hanno deciso di accettare la proposta dell’Amministrazione finanziaria, sono arrivati a risparmiare fino al 75%.

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