Criptovalute e Bitcoin conquisteranno il mondo! O l’hanno già fatto? A giudicare dal recente traguardo raggiunto per quanto riguarda il loro valore complessivo, parrebbe proprio di sì. Tuttavia non si tratta solo di ciò. Si va oltre gli investimenti e gli eventuali acquisti su Amazon: alcuni paesi hanno infatti iniziato a pensare di regolarizzare la situazione di queste valute, e molti appassionati già pensano e sperano che un giorno queste ultime potrebbero addirittura arrivare a sostituire le monete di Stato, o quantomeno raggiungere l’enorme diffusione di euro e dollaro. Ma è vero o è pura utopia? E se davvero criptovalute e bitcoin dovessero essere riconosciute ufficialmente dagli Stati, cosa succederebbe? Come sarebbe una cripto valuta di Stato? Criptovalute e Bitcoin: banche centrali In primis vien da sé che nel caso in cui gli paesi assumessero criptovalute e Bitcoin come monete di Stato, a quel punto dovrebbe esserci un controllo centralizzato, che naturalmente sarebbe affidato alle banche centrali, le quali dovrebbero far ciò per cui sono nate: porsi come garanti della stabilità dei prezzi, controllare i tassi di interesse e quanta moneta effettiva è in circolazione. In questo senso le cose non cambierebbero, poiché i controlli sono necessari quando si gioca a livelli così alti: lo abbiamo visto con la crisi finanziaria che ancora ci portiamo dietro dal 2008, un eccesso di concessioni può condurre interi Stati alla bancarotta o quasi. Tuttavia ciò in cui i più sperano è che invece il riconoscimento di criptovalute come monete di Stato porterebbe a un minore controllo delle banche, il che potrebbe essere positivo quanto negativo: parliamoci chiaro, la tanto demonizzata crisi di cui sopra sarebbe potuta durare molto più a lungo se i governi non avessero attuato misure necessarie, e sebbene ancora ne sentiamo gli strascichi, sarebbe potuta andare molto peggio. Tanto per cominciare, senza un controllo delle banche centrali, l’inflazione salirebbe alle stelle, il che per forza di cose distruggerebbe ogni possibilità di risparmio e investimento. Come sarebbe una criptovaluta di stato? Pare che a fine ottobre la Banca Centrale di Russia avrebbe incominciato a ventilare l’idea di creare un Cryptorublo, e a riprova di ciò, sono state bandite dal paese. La ragione è molto pragmatica: bitcoin e criptovalute sono sempre più in ascesa, e visto che altri paesi ci stanno già pensando, la Russia vuole giocare, come sempre, d’anticipo, così da non ritrovarsi in difficoltà poi dopo. Stando a quanto dichiarato dal Ministro alle Comunicazioni Nikolay Nikoforov i cryptorubli dovrebbero avere lo stesso valore del rublo, nel quale potranno essere sempre convertite. Entrambi saranno tassati del 13%. Il cryptorublo però sarebbe 100% pre-mined e dovrebbe funzionare su una blockchain proprietaria preparata apposta, il che renderebbe possibile allo Stato sapere di quanto disponga ciascun cittadino. In questo modo l’evasione verrebbe quasi del tutto azzerata, tutti i commerci in nero verrebbero inevitabilmente esposti e la criminalità organizzata dunque avrebbe vita più difficile. Tuttavia è pur vero che il controllo da parte del Governo sarebbe piuttosto invadente.
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